Intervista a Nancy Williams

Pubblicato da davide il

 

Libro Fiction racconta un UFO crash

 

di Paola Harris

PH: Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia? Perchè, come donna e come giornalista, so che questo tipo di racconti possono risultare molto pericolosi. Perchè hai deciso di farlo?

NW: Ho deciso perchè sia mio marito che mio padre, che io, siamo ex militari. Proveniamo dall’Aviazione, mio marito si è congedato dall’Aviazione e adesso lavora per il Governo nella difesa e, per questo, io sono sempre stata in mezzo agli aerei.

PH: Mi puoi dire dove in quale base?

NW: Alla Base Aerea McGuire, vicino a Trenton,nel New Jersey.At McGuire Air Force Base, near Trenton NJ.

PH: Accadde un incidente alla base Mc Guire.

NW: Sì, ne sono accaduti più d’uno. Credo che il motivo per cui mi sono coinvolta in questa storia risalga a ciò che accadde quando avevo 11 anni. La mia famiglia vide un UFO. Mio padre lavorava per la Boeing, era un loro ingegnere fin dalla fine della Seconda Guerra e durante la guerra era stato istruttore di volo, è per questo che ho avuto a che fare con gli aerei per tutta la vita e per questo sono entrata nell’Aviazione. Vedemmo un UFO quando avevo undici anni e mio padre mi disse “Non dovrai mai parlare di questa cosa, mai più”

PH: Lo vedeste durante il periodo alla Base Mc Guire in New Jersey?

NW: No, non alla McGuire. Quello fu semplicemente l’evento che mi fece capire che lassù esistono altri tipi di velivoli.not at McGuire.

PH: Come hai deciso di scrivere il libro?

NW: Accadde perchè avevo conosciuto un uomo di nome J.B. Michaels. A quanto sembrava egli era giunto a conoscenza di un incidente avvenuto ai Laboratori di Brookhaven, nello stato di New York. Lui era un giornalista e decise di recarsi lì per condurre un’intervista. Scrisse anche un libro, ma non ebbe una grande distribuzione. Comunque il Sig. Michaels ha ancora il suo sito e credo che stia dalle parti di Fresno, in California. Lui fa un resoconto dell’incidente. Quando lessi il suo libro ne rimasi molto colpita e mi resi conto che ne poteva uscire una grande storia, una storia che non era conosciuta da molte persone. Poiché lui aveva già fatto la maggior parte del lavoro ed aveva intervistato così tanti testimoni, io presi la storia, la drammatizzai, la ambientai in North Carolina perchè adesso vivo lì con mio marito e quindi conosco bene i posti…romanzai i personaggi, così non sarebbe stato possibile risalire a me, e raccontai cosa era veramente accaduto nel ’92 a Brookhaven, Long Island, NY.

PH: Ma quando tu avvistasti l’UFO non fu a New York.

NW: Il mio avvistamento a undici anni avvenne nello stato di Washington, sulle Cascade Mountains e, precisamente, sul fiume Tolt. Fu un avvistamento diurno. Lo osservammo per più di cinque minuti. Era un oggetto a forma di disco che sembrava avere dei finestrini lungo il bordo, metallico, molto liscio, privo di sporgenze. Sembrava fatto da due piatti uno sull’altro.

PH: Era vicino?

NW: Sì, si trovava a meno di 5000 piedi (1500 metri). Sono in grado di calcolarlo perchè ho sempre vissuto in mezzo agli aerei.

PH: Quando vi siete trovati a vedere una cosa simile così vicina, non avete pensato a scattare qualche foto?

NW: Non avevamo la macchina fotografica, ci eravamo recati lì solo per fare un picnic pomeridiano sul fiume e non avevamo pensato a portarla. Potemmo solo rimanere lì a guardarlo e quella cosa mi cambiò la vita. Perchè fu una di quelle occasioni in cui ti capita di aprire una porta su cose a cui, altrimenti, non penseresti mai. Mio padre disse: “Se lo racconterai a qualcuno sarà la fine della tua carriera.” Lui morì a 54 anni.

PH: Quando ti disse quella frase, tu pensasti che era a conoscenza di qualcosa?

NW: Oh, sì, lui sapeva che era roba che arrivava da qualche altro posto perchè, quando finalmente l’oggetto volò via, lo fece ad una velocità tale che mio padre disse che sarebbe arrivato a New York in venti minuti, ed eravamo nello stato di Washington!

PH: Era per caso coinvolto in qualche progetto riguardante gli UFO?

NW: No, lui era ingegnere aeronautico per la Boeing e non aveva niente a che fare con queste cose. In quell’occasione lui cercò solo di esprimere un’idea che ti apre la mente a cose che non avresti mai considerato in condizioni normali.
Così, quando uscì il libro di Michaels ed io mi misi ad insegnare inglese dopo una carriera nell’Aeronautica, prima nelle scuole pubbliche e dopo al Tri-Community College di Robinsville, North Carolina, dissi a me stessa: voglio mettermi a scrivere. Ma la spinta decisiva fu l’aver trovato questa storia e sentire che si trattava veramente di una grande storia che aveva bisogno di essere raccontata. Questo era il mio stato d’animo, così mi misi al lavoro ed iniziai a scrivere. Nel libro si narra di una nuova arma creata con energia positiva. Per capire di che si tratta bisogna conoscere i laboratori Brookhaven, situati, appunto, a Brookhaven, nello stato di New York, dove vengono svolte ricerche in vari campi: uno di tali campi è quello dei sistemi di collisione, gli acceleratori di particelle.

PH: A che anno risale la storia?

NW: Al 1992. A quell’epoca loro disponevano di un sistema unico al mondo composto da un tandem di acceleratori, invece di un acceleratore unico lungo un miglio o un miglio e mezzo. Naturalmente, usati in tandem, questi acceleratori possono far ruotare gli atomi uno in una direzione ed uno in un’altra e farli collidere in un punto di giuntura. Loro escogitarono una cosa che posso a stento descrivere: un’arma capace di re-indirizzare in un raggio l’energia che esplode come risultato della collisione, i quark. Questo è quanto realizzarono, crearono un nuovo tipo di arma a raggio e lo chiamarono “raggio al plasma quark xxx”

PH: E’ un’arma a raggi di particelle?

NW: No, è un po’ diversa da un raggio di particelle. Il raggio a particelle funziona grazie ad un tipo diverso di tecnologia. Il quark è diverso. La prima volta che lo sperimentarono si ritrovarono con un paio di miglia di terreno sotto di loro letteralmente squagliato al punto di diventare spugnoso. Riuscirono a risolvere quel problema. Comunque il punto focale della mia storia è “perchè svilupparono quell’arma?”, in altre parole, da chi stavano cercando di proteggerci? La mia idea è che quell’arma non doveva essere usata contro un altro paese, ad esempio la Russia, ma era connessa con qualche cosa non di questo mondo. Si trattava di questo e questo è il finale a sensazione della mia storia.

PH: Tu hai parlato di un conflitto a fuoco. E’ opera di fantasia?

NW: Oh no, il conflitto a fuoco è proprio quanto accadde a Brookhaven. E’ quanto videro i testimoni, tra l’altro, c’era stato un passaggio di UFO lì sopra, tre UFO, una nave più grande e due più piccole.

PH: Dove posso documentarmi su questo?

NW: Da J.B. Michaels, colui che ha raccolto in origine questo materiale.

PH: Sai come mettermi in contatto con lui?

NW: Attraverso il suo sito www.jbmichaels.com. Lì puoi trovare molti altri libri. Noi abbiamo parlato molto e liberamente di questo progetto.

PH: Quindi la sua parte riguarda un vero conflitto a fuoco contro gli UFO, vero?

NW: Nella sua storia lui documenta due differenti esperienze con gli UFO, non una sola. E Brookhaven è stata una delle due. Parla delle stesse cose di cui parlo io – il fatto è che ci furono tre astronavi che passarono lì sopra, che il Dipartimento della Difesa fece fuoco sulla più grande di esse e che la abbattè facendola precipitare al suolo. Ne seguì un incendio radioattivo e loro dovettero mandare delle squadre speciali per controllarlo, squadre che tennero alla larga da lì i pompieri regolari. E’ tutto nel suo libro. Lui afferma di aver trovato almeno duecento testimoni, molti dei quali terrorizzati perchè avevano visto l’UFO e lo avevano visto precipitare.

PH: Mi chiedo che cosa avesse attirato l’UFO in quella direzione.

NW: Bene, il Dipartimento per l’Energia affermò che si trovava su di una rotta che lo avrebbe condotto dritto sulla Casa Bianca e che noi facemmo quello che qualunque sistema di difesa nazionale avrebbe fatto in quel caso. Se si intercetta un aereo da combattimento e gli si comunica che è fuori rotta e che sta dirigendosi sulla Casa Bianca sappiamo bene cosa succederà se quell’aereo non invertirà la rotta e non ci comunicherà il piano di volo. Il collegamento militare di stanza a Brookhaven capì che quegli oggetti erano in rotta verso la Casa Bianca e che era necessario adottare delle misure difensive. Chiamarono degli elicotteri che seguirono per qualche tempo l’UFO e poi presero l’iniziativa e gli spararono.

PH: So bene che il problema UFO è questione di sicurezza nazionale, penso che siamo d’accordo su questo, ma, dimmi, tu che hai scritto queste cose, pensi che dovremmo proseguire con questo tipo di tecnologia mirante ad abbatterli oppure dovremmo fare uno sforzo di mediazione, oppure vedere questo fenomeno come non totalmente ostile?

NW: Ecco perchè dovresti leggere il mio libro, perchè nella storia, e anche qui si tratta di verità, viene chiamato un linguista per cercare di stabilire una comunicazione con gli alieni.

(le due voci si sovrappongono, parlano di un alieno sopravvissuto all’abbattimento?)

Fu portato e tenuto a Brookhaven per un periodo. Non era del tutto ostile. Vedi che ci sono diverse questioni che sorgono da questa storia, moltissime. Toccherà a voi se condividere o no la posizione del governo, posizione completamente differente da quella del linguista chiamato a lavorare con l’alieno.

PH: Pensi che da parte tua questo rappresenti un modo per rivelare la verità e per indicare un altro punto di vista su quello che possiamo fare sul pianeta Terra?

NW: Esatto, e penso che questa sia una storia con cui dovrebbero confrontarsi tutti. Prima di tutto perchè la gente deve sapere che c’è altra gente là fuori. Dobbiamo aprire le menti a questo. Non possiamo continuare ad ignorarlo e, dammi retta, per quanto mi riguarda, posso dire che una simile cognizione non può distruggere la fede in chi segua un credo o una religione. Non distrugge nulla, ci apre solo gli occhi. Dobbiamo andare verso nuove consapevolezze. In secondo luogo, ci troviamo di fronte a messaggi complessi, dobbiamo cercare di capirli anche se differenti. Non voglio dire che siano opposti tra di loro, Nel mio libro si trovano due tipi di messaggi molto diversi se non opposti. L’amore e la loro ostilità. Saranno i lettori a decidere. Io volevo approfondire nel mio romanzo entrambi questi aspetti e credo di esserci riuscita.

PH: Tu hai sentito il bisogno di raccontare questa storia ma, naturalmente, poiché sei una persona proveniente dall’ambiente militare, deve esserci stato qualcuno che ti ha permesso di farla uscire fuori, altrimenti non ne avresti potuto parlare, vero?

NW: Certo. Anche se ho la sensazione che le sole due persone che veramente volevano che questa storia venisse alla luce siamo io e J.B.Michaels. Veramente, noi siamo le sole due persone che si sono fatte carico di tutto fin dall’inizio.

PH: C’è stato qualcuno che ti ha consigliato di non farlo?

NW: No, ma ho saputo regolarmi da sola, è in parte anche per questo motivo che ho trasformato in romanzo una storia reale.

 


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